Dr. Mauro Pagliaro Gastroenterologo All articles
Patologie Gastroesofagee

Deglutire con difficoltà: quando il cibo che non scende è un sintomo da non trascurare

Dr. Mauro Pagliaro Gastroenterologo
Deglutire con difficoltà: quando il cibo che non scende è un sintomo da non trascurare

Deglutire è uno degli atti più automatici e inconsapevoli della vita quotidiana. Lo facciamo centinaia di volte al giorno senza pensarci, fino al momento in cui qualcosa non funziona più come dovrebbe. Allora quella sensazione — il cibo che sembra fermarsi, la pressione al petto dopo ogni boccone, il timore di soffocare — diventa impossibile da ignorare.

La difficoltà a deglutire, in termini clinici denominata disfagia, non è una malattia in sé, ma un sintomo. E come tale, può essere l'espressione di condizioni molto diverse tra loro: alcune banali e transitorie, altre che richiedono un'attenzione diagnostica immediata. Comprendere la differenza è il primo passo per affrontarla nel modo giusto.

Che cosa si intende per disfagia

Il termine disfagia descrive qualsiasi difficoltà nel processo di deglutizione, dalla fase orale — quando il cibo viene masticato e preparato per essere inghiottito — alla fase esofagea, in cui il bolo alimentare percorre l'esofago per raggiungere lo stomaco. Esiste anche una variante specifica, la odinofagia, che si riferisce non tanto alla difficoltà quanto al dolore associato alla deglutizione.

È utile distinguere fin da subito tra due grandi categorie:

Il nodo in gola che non è disfagia: il globo faringeo

Molte persone descrivono una sensazione persistente di nodo o corpo estraneo in gola, anche quando non stanno mangiando. Questa condizione — nota come globo faringeo — è frequente, spesso angosciante per chi ne soffre, ma nella maggior parte dei casi non è associata a una causa organica identificabile.

Il globo faringeo è strettamente correlato allo stress psicologico, all'ansia e al reflusso gastroesofageo — in particolare il reflusso laringofaringeo, in cui le particelle acide raggiungono le vie aeree superiori irritando la faringe. Non è raro che pazienti con questa sensazione riferiscano un peggioramento nei periodi di maggiore tensione emotiva.

La caratteristica distintiva è che il globo faringeo non interferisce con la deglutizione dei cibi: le persone che ne soffrono riescono a mangiare e bere normalmente, e spesso la sensazione scompare proprio durante i pasti. Questa peculiarità è importante per orientare la diagnosi differenziale.

Le cause organiche: quando la disfagia segnala qualcosa di serio

Diversamente dal globo faringeo, la disfagia vera — quella che rende difficile o impossibile inghiottire cibo solido, poi liquidi — richiede sempre una valutazione medica approfondita. Le cause possono essere molteplici.

Cause strutturali

Stenosi esofagea: un restringimento del lume esofageo, spesso conseguenza di un reflusso gastroesofageo non trattato adeguatamente nel tempo, che porta alla formazione di tessuto cicatriziale. La disfagia compare inizialmente per i cibi solidi e, se la stenosi progredisce, anche per i liquidi.

Anello di Schatzki: una formazione membranosa nella parte inferiore dell'esofago, spesso scoperta incidentalmente, che può causare episodi intermittenti di disfagia per i solidi.

Neoplasie esofagee: il carcinoma dell'esofago è una delle cause più temute di disfagia progressiva. Si manifesta tipicamente con una difficoltà inizialmente limitata ai cibi solidi, che si estende progressivamente ai liquidi, spesso accompagnata da calo ponderale. È una presentazione che richiede accertamenti urgenti.

Disfagia da compressione estrinseca: masse mediastiniche, linfonodi ingranditi o anomalie vascolari possono comprimere l'esofago dall'esterno, ostacolando il transito del cibo.

Cause funzionali

Acalasia: un disturbo della motilità esofagea in cui il cardias — lo sfintere tra esofago e stomaco — non si rilascia correttamente durante la deglutizione. Il cibo si accumula nell'esofago, causando rigurgito, dolore toracico e disfagia sia per solidi che per liquidi. È una condizione rara ma ben trattabile, una volta diagnosticata.

Spasmo esofageo diffuso: contrazioni esofagee non coordinate che causano dolore toracico intenso e disfagia intermittente, spesso scambiata per un problema cardiaco.

Cause neurologiche

La disfagia orofaringea è frequente nei pazienti con malattie neurologiche: ictus cerebrale, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica, miastenia gravis. In questi contesti, la difficoltà riguarda la fase iniziale della deglutizione, con rischio di aspirazione del cibo nelle vie respiratorie — una complicanza potenzialmente grave.

I segnali che richiedono valutazione urgente

Non tutte le difficoltà deglutitorie hanno la stessa urgenza. Tuttavia, esistono caratteristiche che impongono una valutazione specialistica senza indugio:

In presenza di uno o più di questi elementi, la valutazione gastroenterologica non deve essere rinviata.

Il percorso diagnostico

L'approccio diagnostico alla disfagia parte da una storia clinica dettagliata: da quanto tempo è presente, se riguarda i solidi, i liquidi o entrambi, se è progressiva o intermittente, se si associa ad altri sintomi. Queste informazioni orientano già significativamente la diagnosi.

La gastroscopia (esofagogastroduodenoscopia) è l'esame di prima scelta per valutare le cause strutturali della disfagia esofagea: permette di visualizzare direttamente la mucosa esofagea, identificare stenosi, masse o alterazioni infiammatorie, ed eseguire biopsie quando necessario.

La manometria esofagea ad alta risoluzione è l'esame gold standard per i disturbi della motilità, come l'acalasia o lo spasmo esofageo. Misura la pressione e la coordinazione delle contrazioni esofagee durante la deglutizione.

In caso di sospetta disfagia orofaringea, la valutazione logopedica e lo studio radiologico della deglutizione con mezzo di contrasto completano il quadro diagnostico.

Non aspettare che passi da sola

La disfagia è uno di quei sintomi che i pazienti tendono a minimizzare, adattando progressivamente la propria alimentazione — prima evitando la carne, poi il pane, infine tutto ciò che è solido — senza rendersi conto di quanto la situazione stia peggiorando. Questo ritardo diagnostico può avere conseguenze importanti, specialmente quando la causa è una lesione organica trattabile nelle fasi iniziali.

Se avvertite difficoltà persistenti nel deglutire, se la sensazione di blocco si ripresenta con regolarità o se notate un cambiamento nelle vostre abitudini alimentari dettato dalla paura di soffocare, è il momento di consultare un gastroenterologo. La deglutizione dovrebbe essere un atto automatico e indolore: quando cessa di esserlo, il corpo sta comunicando qualcosa che merita ascolto.

All Articles

Related Articles

Inibitori di pompa protonica: farmaci indispensabili o pillole prescritte troppo spesso?

Inibitori di pompa protonica: farmaci indispensabili o pillole prescritte troppo spesso?

Gonfiore dopo i pasti che non passa: quando i quadri complessi richiedono un'indagine mirata

Gonfiore dopo i pasti che non passa: quando i quadri complessi richiedono un'indagine mirata

Sangue nelle feci: come distinguere una causa banale da un segnale che non va ignorato

Sangue nelle feci: come distinguere una causa banale da un segnale che non va ignorato